#iostoacasa

Alice sta fissando il suo volto riflesso nello specchio del bagno. Forse ha esagerato con il blush questa volta. Pace. E’ in ritardo, la sua amica Martina è sotto casa sua con il motore dell’Audi acceso da cinque minuti, i loro amici le stanno aspettando in Piazza delle Vettovaglie già da mezz’ora.

Martina, Alice, i loro amici, e altri numerosi italiani hanno deciso di ignorare il decreto governativo riguardo al coronavirus. Non sono disposti a rinunciare alle loro vite sociali e a rinchiudersi in casa per paura di essere infettati da un virus che, secondo la loro opinione, non è altro che un virus influenzale.

Quello che questi ragazzi non sanno, o che fingono di sapere, è che è loro dovere rispettare le norme dello stato, non tanto per proteggere loro stessi, che essendo giovani e forti sopravviverebbero al contagio senza problemi, ma per proteggere la fetta più fragile della nostra società, che non essendo né giovane e né tanto meno forte, non sopravviverebbe affatto.

Mentre il gruppo di Martina e Alice si diverte girovagando per la città di Pisa ci sono dei medici che si stanno facendo in quattro per aumentare i posti letto nelle terapie intensive degli ospedali, ci sono persone che muoiono, mogli che si strappano i capelli, nipoti con gli occhi rossi e gonfi e le guance rigate di lacrime, persone che soffrono. Non è un’esagerazione, è la realtà.

E allora cos’è che bisogna fare per prendersi cura di chi soffre? Semplice, si deve stare a casa. Solo così si riuscirà a limitare i contagi, facendo in modo che il virus non venga contratto dalle persone più a rischio. Restare a casa per fermare l’espansione del Covid19 significa “fare gli eroi”, perché si potrà “salvare una vita rimanendo seduti sul divano”.

A questo proposito, è stato lanciato su tutti i social l’#iorestoacasa, con il quale numerose celebrità della rete e non, hanno postato video e foto cercando di sensibilizzare i followers a comprendere l’importanza del rispetto di tale norma, mostrandosi in “tenuta casalinga” e facendo vedere quante cose si potessero comunque fare senza uscire da quattro mura.

Questa “quarantena obbligata” infatti può essere vissuta positivamente come un modo per prenderci cura di noi stessi. Spesso durante l’anno ci lamentiamo di non avere abbastanza tempo per noi, adesso ne abbiamo a sufficienza, cerchiamo di sfruttarlo al meglio. Potrebbe essere l’occasione per leggere quel libro che è rimasto sul comodino da chissà quanti mesi, o per sfogliare il vecchio libro di ricette della nonna alla ricerca di qualche piatto da sperimentare, o ancora potrebbe essere l’occasione per mettersi in salotto e fare un pochino di attività fisica per rimanere in forma. Basta scrivere una lista delle cose che abbiamo sempre voluto fare e impegnarsi al massimo per completarla. Questa situazione nel frattempo passerà.

Tutti vogliamo che finisca al più presto, tutti vogliamo ritornare alla normalità, tutti vogliamo ricominciare ad abbracciarci, a fare quattro chiacchiere davanti ad un caffè o davanti ad una bella pizza fumante. Tutti. Prima riusciremo a fermarci, prima si arresteranno i contagi, prima potremo tornare alle nostre vite. E’ questione di tempo. Dobbiamo imparare a saper aspettare. Siamo abituati ad avere “tutto e subito”, ma il mondo non gira in torno a noi, è necessario essere meno egoisti e pensare anche agli altri. Forse tutto questo ci servirà da lezione.

In conclusione, ci si augura che tutte le Alici e le Martine d’Italia e del mondo si rendano conto di quale sia la cosa giusta da fare e che comprendano quanto il loro contributo possa fare la differenza, prima che sia troppo tardi.

Matilde Secchi

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