Noi chiamiamo volto il modo in cui si presenta l’Altro. Questo modo non consiste nel mostrarsi come un insieme di qualità che formano un’ immagine. Il volto d’Altro distrugge ad ogni istante e oltrepassa l’immagine plastica che mi lascia.[…] La vera natura del volto, il suo segreto sta altrove: nella domanda che mi rivolge, domanda che è al contempo una richiesta di aiuto e una minaccia.
E. Levinas
L’individualismo e l’egoismo sono ormai caratteri fondamentali della società occidentale odierna. Il filosofo ci fa capire che è importante, invece, “fare prossimo l’Altro”, considerare l’Altro non come oggetto ma come soggetto. L'<<Altro>> e il <<Volto>> sono termini determinanti nella filosofia di Levinas, ma che cos’è il Volto? Chi è l’Altro?.
Il volto per il filosofo va al di là dell’immagine plastica dell’Altro, è qualcosa di trascendente che va oltre l’Essere, è la presenza viva dell’Altro in persona che continuamente scompone e ricompone in maniera diversa l’immagine dell’Altro che noi cerchiamo sempre di catalogare in schemi troppo precisi. E’ quindi fondamentale andare oltre l’aspetto fisico e le generalità per scoprire l’Altro, ovvero l’emarginato, lo sfruttato, il fragile, l’ultimo, persone che pur non sembrando si trovano dietro l’angolo, coperte da una maschera. Levinas, ebreo, è profondamente radicato nella tradizione biblica e si rifà ad un concetto del Talmud, una delle scritture sacre della religione ebraica, secondo cui ”Chi salva un individuo è come se salvasse il mondo intero” Ciò si allaccia perfettamente al progetto che stiamo portando avanti.
Vorrei ora citare la frase di un libro da me recentemente letto “Nessun uomo può essere veramente libero e felice se non nella libertà e felicità comune di tutta l’umanità”. Sicuramente la parola umanità è eccessiva, ma siamo perfettamente liberi di darle un’interpretazione personale, intendendola come “la società” o “chi lo circonda”. Un uomo perciò per essere ”libero” deve abbattere e oltrepassare i propri limiti, i quali non sono altro che quelle meschine manie di possesso e di dominio personale tipiche di ogni membro nella nostra società, e entrare in relazione con l’Altro, in una relazione di “responsabilità”, anteponendo l’Altro all’Io. Per farlo è necessario saper ascoltare, saper sconfiggere la bramosia di superiorità personale, e rispettare le differenze che rendono gli uomini meravigliosamente diversi tra loro. Io sono soggetto, persona, in quanto c’è l’Altro. L’Altro mi fa da persona e dipende dall’altro il mio crescere come persona.
Infatti: “Noi vivremo in eterno in quella parte di noi che abbiamo donato agli altri” (Salvador Allende).

Samuele Badalassi
