Sembrava impossibile, inimmaginabile, un fatto straordinario, eppure ci siamo. Nell’anno 2020, sinonimo di progresso e innovazione, ci troviamo alle prese con un nemico invisibile, più letale del previsto, che tutti chiamano “COVID-19”. Soggiogati dalla nostra arroganza, abbiamo sottovalutato il problema e ne stiamo pagando le conseguenze. Muoiono persone. Muoiono decine di migliaia di persone. Muoiono abitudini, rapporti interpersonali, tradizioni: muore la società, l’Italia. Ci siamo presentati alla guerra sprovvisti di armi. Siamo caduti in un baratro, in cui difficilmente riusciamo a captare il bagliore di luce che, entrando dall’altra estremità, lascia intravedere la via d’uscita. Ci troviamo di fronte ad uno scenario ignoto alla generazione dei giovani, ma ben conosciuto dalla generazione senile: il tempo di guerra. Oggigiorno, al fronte, nelle anguste trincee, quali sono i corridoi degli ospedali, non troviamo generali e soldati armati fino ai denti, ma bensì capi reparto e medici scarsamente muniti di mascherine, terapie intensive, e di posti letto. Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza nel mese di marzo, accompagnato da un lock down generale dell’intera nazione: siamo fermi, incapaci di muoverci, chiusi nelle nostre case. Teniamo ben salda la speranza nel nostro cuore. Sentiamo male alle ginocchia da quante volte abbiamo cercato la consolazione nella preghiera.
Continua a leggereAutore: classterzac
Covid-19: solidarietà a distanza e in corsia
Sono già passati più di venti giorni dall’inizio dell’isolamento e la ripresa delle attività è posticipata di settimana in settimana. L’invito a non uscire di casa, dapprima un’eco proveniente da pubblicità televisive, radio, titoli di giornale, è ora una disposizione ministeriale. Chi viene colto a passeggiare per strada senza necessità impellenti rischia ingenti multe, compie un reato. Di conseguenza le strade sono vuote, le serrande dei negozi sono abbassate, e nelle città domina il silenzio assoluto, rotto dal motore di qualche auto o, più spesso, dalla sirena di un’ambulanza.
L’atmosfera è gelida, neanche il sole primaverile riesce a intiepidirla. Chi passeggia per strada solo e con la mascherina evita di sfiorare gli estranei o anche solo di ripercorrere i passi di una persona passata poco prima: si ha paura del contagio.
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